COLLI

Colli di Monte Bove (AQ.), il Secolo Scorso

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Passeggiata primaverile sui monti intorno a Colli

 di
Paolo Emilio Capaldi

La primavera è in arrivo sulle nostre montagne, la neve è presente ancora per poco nelle faggete che si alzano di fronte al nostro paese. Al di sopra delle foreste incominciano gli altopiani prativi frequentati dal bestiame e dagli armenti.
Il sole incomincia a scaldare un po’ di più ed ecco che i prati si costellano delle prime fioriture primaverili.
Prima d’illustrare la flora rinvenuta vorrei descrivere le condizioni climatiche precedenti questa primavera: la stagione invernale fu piuttosto arida, tant’è che una notevole e ripetuta nevicata nella prima decade di febbraio scongiurò la siccità delle sorgenti; in montagna le nevi raggiunsero almeno i due metri e mezzo d’altezza. Il mese di marzo si è dimostrato anch’esso poco piovoso e piuttosto soleggiato; in aprile il periodo poco prima della Santa Pasqua (domenica 8) risultò piovoso.
Galanthus nivalis L., Bucaneve
Descriviamo ora la passeggiata. Nella faggeta ecco apparire tra le macchie di neve il bellissimo Bucaneve, Galanthus nivalis L., della famiglia delle Amaryllaceae. Il fiore appare con il capolino reclinato verso il basso e dona al bosco un senso di nuova felicità: il grigio dei faggi, il colore scuro del terreno contrasta col bianco di questo fiore disseminato nel bosco.
Il nome deriva dal greco e significa latte – fiore per il suo colore bianchissimo.

Bellis Perennis, Margherite
Tra i primi fiori che biancheggiano come nuvole i pascoli vi sono le Margheritine cioè la Bellis perennis L., della famiglia delle Asteraceae. I capolini si aprono la mattina presto e si chiudono la sera e anche nei giorni nuvolosi.
Il nome deriva dal latino, “bellus”, che vuol dire grazioso, elegante per la semplice bellezza di questo fiore; il nome della specie, “perennis” si deve al suo perpetuarsi sui prati fin quasi la fine di novembre per poi ricomparire timidamente in marzo/aprile, ma già in gennaio nella fascia marina.
Crocus Vernus (L.) Hill

Un altro fiore comunissimo dei pascoli è lo Zafferano Minore, Crocus vernus (L.) Hill. Il fiore della famiglia delle Iridaceae ha come radice un bulbo ed è alto una decina di cm, generalmente di colore violetto.
L’etimo del fiore deriva dal greco, “filo”, che è riferito agli stami e lo stimma filamentoso di questo fiore. Gli è attribuita una leggenda mitologica greca: Crocus era un giovane che si trasformò in questo fiore per non aver ricambiato l’amore con la ninfa Smilace.
Eranthis Hyemalis (L.)
Un altro fiore, più raro dei precedenti è il Pie’ di Gallo, Eranthis hyemalis (L.) Salisb., della famiglia delle Ranuculaceae. Questo fiore dai petali gialli, a cui piace la frescura, sta scomparendo nelle basse pianure per prediligere la fascia montana. Nella flora d’Italia del Pignatti infatti, è segnalato fino ai 1000 m (ediz. 1982), invece, lo si può ritrovare sui nostri monti fino a 1400 m.
La pianta, più rara che mai, si ritrova ai margini delle radure. Il nome si riferisce ad “Er”, Primavera – Fiore. Il nome della specie, hyemalis richiama il freddo dell’inverno.
Un’altra pianta più comune che ama il fresco delle radure è l’azzurrissima Scilla Silvestre, Scilla bifolia L., della famiglia delle Liliaceae.
Scilla Silvestre
La pianta per radice ha un bulbo e si erge dal terreno con due strette foglie basali (bifolia) raggiungendo l’altezza media di una decina di cm.
Secondo il botanico Miller il nome le deriva dalla sua tossicità, nuocio – faccio male; la sua radice è un violento veleno, come alimento, tuttavia è usata in medicina.
Tussilago Farfara (L.)
Aggirandomi per i prati m’imbatto in un banco di argilla inumidita, ove crescono isolati dei bei fiori detti Tussilaggine, Tussilago farfara L., della famiglia delle Asteraceae.
Il bel fiore giallo nel suo stagliarsi dal terreno è rivestito nel fusto dalle foglioline cauline.
Il significato gli deriva dal latino tussis – tosse perché il fiore può essere utilizzato come medicamento contro la tosse persistente.
Gagea Villosa Sweet

Continuo a camminare in una zona con alcune pietre calcaree e m’imbatto nel piccolo ed elegante fiore giallo detto Gagea o Cipollaccio, Gagea villosa (M. Bieb.) Sweet, appartenente alla famiglia delle Liliaceae.
Il fiore delicatissimo ha come radice un bulbo, ha la caratteristica di aver ricoperto il fusto da una densa pelosità; è la sua prima comparizione che lascerà spazio nel mese successivo ad altre specie di Gagee lì intorno.


Segue...

Antico documento sulla famiglia Panegrossi

Le donne della famiglia Panegrossi (1900)
Il documento di matrimonio originale
L'atto di matrimonio del 1782 tra Antonio Panegrossi e Angela Romana (questa sembra l'interpretazione più probabile del nome della sposa) Carlizza, custodito nell'Archivio della chiesa San Nicola di Villa Romana è il documento più antico sinora pubblicato dell'illustre famiglia di Colli (Alberto Mantica, come noto, discendente del ramo femminile dei Panegrossi, ritiene di detenere documenti di trasferimenti di proprietà risalenti ad epoche più remote).
E' la prima testimonianza, storicamente attendibile, del radicamento della famiglia nel nostro paese in quanto nel documento pubblicato qui a lato è precisato che Antonio Panegrossi era di Colli e che il testimone era una Mastro Francisco di Colium.
Recenti saggi pubblicati sulla famiglia Panegrossi appaiono lacunosi e contenenti imprecisioni sorprendenti come ad esempio la notizia dell'esistenza in vita nel 2006 del professore Giuseppe Panegrossi ( Il Foglio di Lumen, Miscellanea, 16, Pietrasecca 2006, pag. 19), neurologo di fama internazionale, che il Dottor Aldo Pangerossi, ottantunenne nipote e che fu suo assistente nello studio privato di Viale Regina Margherita sino agli ultimi giorni di vita, da me personalmente consultato, mi ha confermato che si è spento a Roma nel 1954. Questa scadente storiografia sulla famiglia Panegrossi ci è da stimolo per ricercare documenti affidabili sulla stessa e che, in un prossimo futuro, pubblicheremo.
Ringrazio il professore Adolfo Bultrini che mi ha fatto pervenire il documento di matrimonio pubblicato e Alberto Mantica per la concessione dell'immagine di famiglia proveniente dal suo Archivio fotografico privato.

Il Liber Baptizatorum di Colli dal 1901 al 1921

Don Cesare Lucchetti con il coro di Colli
Sino alla firma dei "Patti Lateranensi", i parroci hanno svolto anche l'attività preziosa ed insostituibile, di ufficiali allo stato civile, redigendo i cosiddetti "Registri dei Battesimi"  delle popolazioni di cui curavano lo spirito.
Nel periodo preso in esame (1901 - 1920), l'attività sacerdotale di Colli di Monte Bove è stata svolta ininterrottamente da Don Cesare Lucchetti (l'Aricpresbitura della chiesa San Nicola di Colli fu molto longeva: iniziò nel 1898 e terminò nel 1946) se si eccettua un periodo di latenza nel 1918, sostiuito dal parroco Pasquale Di Loreto. In venti anni si ebbero 587 nuovi nati (elenco completo qui; da segnalare, tuttavia un'alta mortalità infantile, non inferiore al 10% delle nascite): cifra impressionante se rapportata al tasso di fertilità insignificante di quesi ultimi anni.
Pietro Di Giovambattista
L'elemento che maggiormente risalta è la varietà degli antroponimi non più presenti nel paese: Penna, Antonelli, Pietrangeli, Feliciani, Ferlini, Amicucci, Galeone, Battagli per i genitori maschili; Cofini, Bani, Canduccini, Paverati, Puchiarelli, Nardoni, Zangrilli per le consorti. Significativa era l'esogamia, peraltro non limitata alle aree finitime: ad esempio Benedetto Cerroni, nato nel 1901 da Stefano Cerroni e Maria Falcioni, si unisce in matrimonio con Costanza Bugna a Nizza (Francia) il 14/04/1932.
Quanto all'onomastica, registrata un'ovvia frequenza di nomi ispirati alla figura di San Berardo e declinata in varie forme: Berardo/a, Berardino/a, ecc., non mancava di una certa fantasia: Crucifissa, Graziosa, Anastasia, Ermete, Olindo, Educanda, Ulderina, Sirio, Igino, Telesforo, Ligiero e Doralice.
Non esiste, inoltre, correlazione esplicita tra il numero dei matrimoni celebrati ed i nuovi nati nell'anno successivo a testimonianza di una sostenuta prolificità delle coppie già sposate (grafico qui sotto per gli anni di cui si dispongono i dati completi).
Il confronto tra Matrimoni e nuovi nati
A testimonianza di un'idigenza diffusa nel paese non è infrequente il caso in cui lo stesso Sacerdote espleta il ruolo di padrino del battezzante. Sua sorella, Cleonice Lucchetti, è madrina in altri 21 casi, sopratutto negli anni del primo conflitto mondiale.
A conforto della grande importanza di questi dati statistici, si può rilevare che in qualche modo registrano l'eclissi della famiglia Panegrossi che per 150 anni circa aveva determinato le sorti economico-sociali di Colli e che proprio negli anni immediatamente precedenti la guerra, per dissidi interni e investimenti poco oculati, disperderà l'ingente patrimonio familiare e il cui lustro verrà tenuto alto, in seguito, solo dall'eminente neurologo Giuseppe Panegrossi, medico personale della Regina Elena. Infatti mentre tra il 1901 ed il 1911 la famiglia Panegrossi è presente ben 11 volte con un suo esponente nel ruolo di padrino/madrina (Nicola, Giovanni, Giacomo, Margherita Trojani in Panegrossi), a testimonianza di un'intatta potenzialità economica, negli anni successivi espleterà questo compito una sola volta con Nicola Panegrossi nel 1921.
Tutte le immagini a corredo di questo post provengono dall'Archivio privato di Antonio Barnabei.
A. Granati - M. Quartini
Pasquarosa Caroli
Matrimonio E. Di Giovamb.

Chiara Zazza
Benedetto Caroli
A. Cerroni - P. Gervasi

I Conti dei Marsi nell'Historia Normannorum

Ystoire de li Normant di A. Salernitano
Stemma Conti dei Marsi
In questo documento di eccezionale valore storico, il monaco cassinense Amato Salernitano (anche Amatus o Aimé) riferisce delle diatribe all'interno della famiglia comitale dei Conti dei Marsi, qualche anno prima della nascita di Berardo.
Analizzando il testo (che è possibile acquisire integralmente cliccando sull'immagine a sinistra) si possono apprezzare tutte le aporie della realtà del tempo, compresa la ferocia con cui si regolavano i dissensi; come la dinastia controllava gran parte dell'odierno Abruzzo interno e ché abbia dovuto adottare una politica di attento equilibrio tra i due poteri dominanti: Il Papato e i re normanni.
Stemma Conti dei Marsi in un affresco a Napoli
Questa Chronica non è di facile lettura in quanto il traduttore Isidoro adottò criteri filologici piuttosto dubbi nella ricostruzione del testo facendo ricorso ora al volgare, ora al francese dell'epoca: il risultato non è certamente brillante e comunque implica uno sforzo interpretativo del lettore non sempre agevole.
Il Manoscritto, con tutta evidenza eseguito in Italia tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, ora alla Bibliothéque Royale di Parigi, faceva parte del fondo Mazarino ed in precedenza era stato posseduto da colti ricercatori francesi.
Fonte: BnF.fr/gallica/Bibliothéque nationale de France.

IL RACCONTO DI TRE GIORNI DA INCUBO

Foto 1 - Come si presentava Via Trento
Questa è la cronaca del piccolo dramma che si è svolto a Colli di Monte Bove, dalle ore 18:00 di Giovedì 2 Febbraio a Domenica 5 alle ore 16:00 nel tratto di Via Trento che inizia al numero civico 88 (Arco de N’Dreone) e termina al numero civico 116 (Abitazione di Berardina Emili).
2 FEBBRAIO ORE 17:00. – Sono arrivato a Colli, (avverse previsioni metereologiche per i giorni successivi) con l’intenzione di trasferire mia madre a Roma, che invece con la sua cocciutaggine, è stata irremovibile nel restare nel nostro paese. La neve cadeva sporadicamente ma lo skyline oltre “la Pretella” non prometteva nulla di buono: si intuiva che le precipitazioni erano già massicce.
2 FEBBRAIO ORE 19:00. – Il “Burian” russo iniziava la sua …opera anche a Colli: una neve sottilissima ed asciutta cominciava a cadere intensamente e soprattutto venivano creati enormi cumuli con modalità randomiche.
Foto 2 - Via Trento, lato Ovest
 3 FEBBRAIO ORE 07:00. – Aprendo la porta della mia abitazione si presentava lo spettacolo che si può apprezzare nella foto 3. La neve nel suo punto minimo aveva raggiunto il livello di 1 metro, mediamente era di 120 cm; nei punti accumulata dal vento oltre i 2 metri e mezzo. (Fig. 1 - 2).
Foto 3 - L'uscio della mia abitazione
  3 FEBBRAIO 0RE 11:40 – Sino a quel momento i disagi non erano stati di eccezionale gravità: certo le otto persone che vivevano entro questo tratto di via Trento potevano interloquire solo dalle finestre o dall’uscio di casa, ma le case erano riscaldate e nessuno degli abitanti accusava malori o sintomi influenzali; tuttavia si poteva percepire, larvatamente, l’insorgere di crisi da panico o attacchi claustrofobici. In quel preciso istante, però, la situazione cominciò a precipitare: l’energia elettrica venne a mancare impedendo ai sistemi di riscaldamento di poter funzionare. Per tutto il giorno cullammo la speranza che il distacco dalla rete elettrica fosse temporaneo ma alle prime ombre della sera comprendemmo che il nostro auspicio sarebbe rimasto vano. Ci preparammo a trascorrere una notte al freddo andando molto presto a letto (io e mia madre ci coricammo alle 18:40), con il pensiero che un altro problema di estrema gravità si sarebbe presentato il mattino seguente: la mancanza di acqua potabile.
Foto 4 - L'arrivo dei ...soccorritori
4 FEBBRAIO - La mia abitazione è fornita di un circuito di sussistenza dell’acqua potabile con un’autonomia di 1.200 litri. Ho distribuito alcuni recipienti con il prezioso liquido ai vicini. Le informazioni che pervenivano dalle autorità comunali erano che la turbina aveva avuto un guasto all’altezza del bivio per la stazione ferroviaria e quindi il tecnico Enel non poteva raggiungere la cabina elettrica posta all’ingresso Ovest di Colli e dove lo scatto di un interruttore causava la mancanza di energia elettrica per metà paese. Ipotizzando quindi che la nostra …prigionia poteva durare anche molto a lungo ho chiamato (al telefono e a voce) tutti gli abitanti di questo tratto di via Trento consigliando di riunirci in una sola abitazione (suggerendo quella della signora Valeria che era riscaldata da una stufa a legna tradizionale), di mettere in comune tutte le nostre provviste e ripartirle equamente, compresa l’acqua e di prepararci a trascorrere la notte nelle case dove era in funzione il sistema di riscaldamento . Tutti hanno accolto questo suggerimento con entusiasmo e quindi ci siamo ritrovati insieme a pranzare dalla signora Valeria, a finalmente riscaldarci e, socializzando, ognuno di noi è uscito da quel tunnel psicologico nel quale era entrato nella sua solitudine, pensando costantemente ai più neri presagi, timore sicuramente di ordine inconscio ed irrazionale.
Alle 13:45 avemmo la sorpresa del ritorno dell’energia elettrica e così dopo aver ancora un po’ riso e scherzato siamo ritornati alle nostre abitazioni e, finalmente alle ore 16:00, provenienti dal “Palazzo” un gruppo di giovani di Colli, guidati da Giuseppe Simeoni, arrivarono sino a questo tratto di via Trento aprendo un corridoio che ci metteva di nuovo in contatto con tutta la nostra comunità: (Foto 4)

GLI SLIDES DELLE DUE NEVICATE CHE HANNO COLPITO COLLI 



Una serie di immagini impressionanti delle nevicate di Febbraio a Colli qui

Soprannomi Collesi annotati da Roberto Lauri

Il Manoscritto originale di Roberto Lauri (Part. 1)
Manoscritto (Part. 2)
Pubblichiamo l'elenco dei soprannomi di alcuni cittadini di Colli che Roberto Lauri redasse con la consulenza di Benedetto Caroli, intorno agli anni settanta del secolo scorso.
Tutti i lettori che fossero a conoscenza di altri nomi fittizzi potranno postarli nei commenti.
"Il Soprannome è un nome diverso dal proprio e dal cognome, con cui specie in ambienti popolari, si usa chiamare o indicare una persona. Il soprannome che risponde ad esigenze di concretezza e a ricerca di espressività, spesso scherzoso ed ironico, ha sempre un significato trasparente alludendo per lo più a caratteristiche fisiche della persona cui è riferito, a particolari attitudini e qualità, al luogo di nascita o di provenienza". (Definizione tratta da Vocabolario Treccani Online).
Il prezioso documento è stato messo a disposizione del Blog da Alberto Mantica, che ringraziamo.
 

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