COLLI

Colli di Monte Bove (AQ.), il Secolo Scorso

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Piazza Palazzo riscoperta

L'ipogeo ritornato in superficie a Piazza Palazzo
Nel corso dei lavori di sistemazione di Piazza Palazzo (pavimentazione in pietra, recupero del fontanile, isolamento dei punti di contatto della chiesa di S. Antonio con la medesima via per contenere l'umidità) è emerso un ipogeo alle spalle dell'arco a tutto sesto che insiste sulla facciata della fonte in pietra scalpellata e dove domina lo stemma araldico dei Colonna.
Il dr. Giacomo Lauri, cultore di storia locale, aveva da tempo formulato l'ipotesi, basata sull'analisi della polisemia degli elementi architettonici della Piazza, che quell'arco fosse l'ingresso di una scalinata di accesso alla cappella palatina dei Colonna, posta nell'area dove è stata edificata, in seguito, la chiesa di S. Antonio. Questa scoperta non suffraga ancora la tesi ma, da un'attenta ricognizione del luogo, si possono intravedere manufatti che sono certamente opera di un intervento normativo antropico.
Che tutto il rione di Piazza Palazzo sia di origine antichissima (verosimilmente il secondo nucleo di popolamento di Colli dopo quello del rione castello) ce lo conferma questo passo del manoscritto Fatti Storici che abbiamo ricevuto da Marcello Mantica.
La parte del manoscritto riguardante il medico Simeoni
"... La famiglia Parente fu la prima a dividersi e fabbricare ai pressi della minore chiesa di S. Berardo (è improbabile che sia questo il luogo perché non vi sono resti di edifici antichi nei pressi della chiesa evocata; più logico pensare che si tratti della chiesa S. Nicola di Bari oppure della chiesa di S, Antonio), e proprio quelle fabbriche che ora diconsi case nuove, tutte dei Parente. La 2.a famiglia furono i Simeoni dell'arco dei [...] a Rosa vedova del Petruncolo (?).In questa famiglia esistevano due preti che dicesi fossero stati avvelenati a Roccabotte ed un medico (si tratta di Berardinus de Simeonibus, notaio apostolico, curato a Colli e a Rocca di Botte, che edificò nel XVII secolo l'altare della Madonna della Concezione nella chiesa di S. Nicola di Bari ed attualmente ius patronandi degli eredi di Simeoni Antonio e Simeoni Luigi e, di un suo nipote Arcipresbitero). Il medico stava a Roma e per la sua villeggiatura a Colli stavasi costruendo il palazzo li sotto a S. Antonio che doveva estendersi chissà quanto di lì ancora verso Apolloni de la l'uccisione di un suo figlio non gli cagionava l'abbandono. Già vi abitava con la famiglia in quello che aveva accomodato quando sventura volle, un suo figlietto si alzava la notte e andava ad insultare le lavandaie li vicino alla fontana, un imbecille della famiglia Parente un giorno si pose in agguato presso la chiesa di San Rocco e l'uccise con una fucilata e questa fu la causa che il medico abbandonò il palazzo a Colli e ruppe l'acquedotto delle acque che venivano a Colli e da quell'epoca si allontanò l'acqua da Colli. La terza famiglia fu quella dei Lauri e così di mano in mano venivano allargandosi di basso..."
Anche in questo caso mi sono avvalso dell'interpretazione del manoscritto Fatti Storici inviatami da Giovanni Anastasi, che ringrazio.

Quando i conti tornavano

Dettaglio delle offerte per la Ricognizione Canonica del 1961
Nel Maggio del 1961 ci furono a Pescina delle solenni celebrazioni per ricordare il VI° centenario della traslazione del corpo di Berardo da Civitas Marsorum (odierna San Benedetto dei Marsi) verso la cittadina attraversata dal Giovenco. Lo stesso anno fu effettuata la ricognizione canonica sul corpo di Berardo.
Il nostro paese, come sempre, partecipò con slancio e generosità a questo sforzo, costituendo un comitato presieduto dal Parroco pro tempore (Don Donato Marsili) e nel quale era preponderante la presenza di operatori economici dell'epoca. Furono raccolte L. 732.350, così utilizzate:
A. Per i paramenti pontificali L. 212.000;
B. Per il volto riproducente le fattezze del Santo L. 100.000;
C. Rete Argentata, Legature ecc. L. 100.000;
D. Croce Pettorale d'Argento dorata L. 30.000;
E. Balsamo, Motu vari, Tubi di vetro sintetico, Spese viaggio e Onorari Rev.mo P. Pacciardi ricognitore e ricompositore del sacro corpo L. 150.000;
F. Impianto elettrico con tubi a Neon e reattori per illuminazione del santo e dell'urna L. 50.000.
Totale spese L. 642.000; attivo L. 90.350.
Il Programma delle festività
Redatti due elenchi delle offerte distinti tra i collesi residenti e non. Vi sono molti contributi di cittadini dei paesi vicini e provenienti da altri continenti. E' registrato un obolo della famiglia Petruccetti di Montesabinese che ottenne nell'Ottocento un prodigio da Berardo.
Sorprende questa meticolosa trasparenza antica, se la si correla con le pratiche opache di qualche tempo fa, che inducevano, costantemente, a testare i limiti della legalità.
E' confortante che, l'inverno scorso, l'Assemblea dei confratelli di S. Berardo abbia deciso di ripristinare la distinzione tra le funzioni apicali dell'istituzione e quelle finanziarie e di istituire un comitato dei Revisori dei conti: è il sintomo che un vecchio mondo sta morendo e ne sta nascendo, sia pure con difficoltà, uno nuovo.

Il burrascoso trasloco della Madonna lignea

Madonna lignea - tardo XIII
Oltre alle preziose note su Colli del papà, Marcello Mantica ci ha fatto pervenire la copia di alcuni fatti storici del nostro paese, il cui autore è ignoto, contenuti in quattro fogli di quaderno manoscritti di difficile lettura ed interpretazione.
Va subito chiarito che la qualità della fonte non è paragonabile con quella del dr. Giuseppe (già nelle prime venti righe vi sono errori evidenti: la famiglia dei Conti dei Marsi viene fatta risalire al tempo di Carlo Magno , mentre tutte le fonti ad oggi note, concordano nel collocare il radicamento della famiglia comitale nel territorio dell'odierna Marsica circa duecento anni dopo; la presa del castello di Colli nel 1821 viene attribuita al corpo dei Bersaglieri che a quell'epoca non era ancora costituito). Tuttavia le descrizioni di alcune realtà sociologiche riguardanti il nostro paese sembrano più attendibili e, comunque suffragate da riscontri, se non fattuali, almeno logico/deduttivi.
Tra i tanti avvenimenti descritti, ci ha incuriosito la ricostruzione del trasloco della Madonna lignea dalla chiesa di San Giovanni Battista (dentro il Castello, ora non più esistente) alla chiesa di San Nicola di Bari. L'anonimo estensore scrive: "Presso il palazzo di S.Berardo eravi una chiesuola sotto il titolo di S.Giovanni Battista dove vi si venerava quest’immagine dei Bisognosi, ora nella chiesa parrocchiale, il prete della casa Caroli Don Giansante? O dei Lauri, ordinò che quest’immagine fosse portata alla chiesa qui di S.Nicola [] che l’immagine la mattina seguente si ritrovava per donde fu presa e così tutti in processione la ripresero di nuovo e pensarono farle una cona tosto avvenne un forte temporale che distrusse il grande canale della grotta roscia che era tutto terreno coltivabile e per tale avvenimento il prete (diceva sor Gio Nicola Panegrossi) per diversi giorni andava giù e su dal castello al basso gridando cosa ho fatto io! cosa ho fatto io!! E morì ------ pazzo Colli nel 700."
Il foglio manoscritto dove è raccontata la storia
L'evento riferito ci sembra pertinente perché è collocato storicamente in modo corretto. Una fonte documentale, P. PANEGROSSI, Memorie storiche..., ed una materiale, nicchia chiesa di San Nicola datata alla base 1739, AA.VV., Architettura e Arte nella Marsica, U. Japadre editore, concordano nel ritenere che la traslazione dell'icona sia avvenuta nella prima metà del Settecento. Ancora più significativo è quel punto interrogativo posto dopo il nome del sacerdote Giansante Caroli che non era attivo a Colli in quell'epoca in quanto nato nel 1756 (quindi dopo il trasloco della Madonna lignea) e fu Arcipresbitero del nostro paese dal 1805 al 1833. Corretto, invece, il suggerimento che il sacerdote in carica potesse essere Giacomo Antonio Lauri, che fu in effetti curato della Parrocchia di Colli dal 1689 al 1738 (fonte: Archivio Vescovile di Avezzano). 
Ringrazio Giovanni Anastasi che mi ha fatto pervenire la sua interpretazione del manoscritto e che ho ampiamente utilizzato per editare questo post.

Vecchio e nuovo tracciato della Valeria

Il confronto tra i tracciati della Valeria negli appunti
del Dr. Giuseppe Mantica
Un interessante bozzetto redatto dal Dr. Giuseppe Mantica che mette a confronto il vecchio ed il nuovo tracciato della via Valeria nel tratto che va dal Km. 83+700 (altezza del "Colle delle Parata/Posaturo") al Km. 86+800 (vicinanze del "Valico di Monte Bove"), con l'aggiunta di alcune note manoscritte sulle opere di sostruzione, frutto evidente di ricognizioni effettuate in loco, ci consentono di avere una visione più completa delle due arterie.
La prima informazione che si ricava dallo studio attento di questo prezioso documento, è che il nuovo itinerario della Valeria (costruito nel 1880 circa), si sforza di seguire una linea meno tortuosa rispetto al vecchio percorso. I due tracciati, nel tratto considerato, praticamente coincidono al Km. 85+700 e raggiungono il punto di maggiore divaricazione (150 m.) poco prima del Valico di Monte Bove. E' segnalato, più imponente, rispetto a come si può osservare oggi, il muro di contenimento in massi poligonali squadrati ("m. 20 circa di muro di sostenimento in pietre levigate") collocato sulla parete nord del monte Guardia d'Orlando all'altezza del Km. 86 (anticamente Colle Zippa).
Dopo il Km. 85 è fatto rilevare che la vecchia Valeria, è completamente scavata nella roccia ma che, purtroppo, il piano viabile è stato parzialmente distrutto per allocarvi il nuovo tracciato.

Sui confini orientali di Colli

L'accettazione dei confini orientali di Colli
Quando ero ragazzo ho spesso ascoltato opinioni colme di livore verso gli abitanti di Roccaccerro. Alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, nell'osteria di mio padre, sentii spesso discorsi bellicosi sui nostri vicini orientali perché avevano installato all'ingresso di Marsia una barra invalicabile che impediva di raggiungere con le auto i nostri territori che insistevano nella catena del monte Fontecellese. Si intonavano, invece, odi ireniche ai collesi più inflessibili nelle trattative per delimitare i confini, dopo l'esito della causa che restituiva a Colli i diritti di fruire di nuovo dei cosiddetti Usi Civici.
Questo documento inedito, datato 1746, che pubblichiamo (Archivio Vescovile di Avezzano), spiega in parte le ragioni di tanta acrimonia. E' la decisione con la quale "Pena di scomunica" (lite tra Collium e Arce Cerri sui confini, promossa dai Massari del nostro paese), il vescovo dei Marsi del tempo Domenico Antonio Brizi (1741-1760) impone che i confini orientali di Colli siano delimitati dal Colle Zippa (probabilmente la sommità attuale che si trova alla'altezza del Km 86,00 della Valeria), il prato della Fonte della Canale, Piscina e Terre Roscie (sicuramente la località oggi denominata Terrasassosa). Il giudizio precisa che l'Unità di Colli ha pagato la "Bonatenenza", un onere che i cittadini di Colli versavano ai Massari per sfruttare queste terre.
A conferma dell'importanza religiosa di Colli in quel tempo, l'atto è sottoscritto da Domenico Antonio Colella Arciprete e da Caetani De Carolis Arcipresbitero; per Arce Cerri è apposta la firma di Hieronimus Grossi, Curato.

L' ...oscuramento degli affreschi di S. Berardo

La conversione del bravo De Ambrosio
In una nota manoscritta del dr. Giuseppe Mantica, (1909-1970) si trova la soluzione dell'enigma di quando furono ricoperti gli affreschi che lo scorso anno sono stati riportati alla luce nella chiesa di San Berardo.
L'illustre cultore d'arte raccolse la testimonianza di Vittorio Di Giacomo (1917-2005) che fornì una descrizione minuziosa dell'opera pittorica: "...stava inginocchiato davanti ad un crocefisso. Egli chiedeva il perdono per le sue bravate e il crocefisso è rappresentato con la testa piegata in segno di assenso. Il Barnabei aveva i capelli lunghi, colletto arricciato, polso ricamato, pantaloni in nero aderenti, scarpe con fibbia."
Una ricordo cosi vivo e preciso (era inaridito solo sul colore dei pantaloni) si ha dopo una lunga contemplazione dell'opera; è quindi altamente probabile che il magnifico affresco sia stato ricoperto nel 1933 (quando Vittorio aveva 16 anni, quindi è stato visibile per 308 anni) dal ...Braghettone locale, Francesco Corradino che, come hanno dimostrato i vari saggi esperiti sulla chiesa lo scorso anno, coadiuvato dai suoi assistenti Salvadei Andrea e Gervasi Luigino, si è cimentato in quest'opera di ricopertura degli affreschi in molte parti dell'edificio sacro.
La ...firma del... Braghettone Corradino
E' quindi praticamente certo che sino a quella data i collesi abbiano potuto ammirare quella magnifica rappresentazione che, dal 2015, si può nuovamente apprezzare in tutto il suo splendore, nella chiesa di San Berardo, per la solerte attenzione che il Presidente dell'Amministrazione Separata dei beni Civici Mario Dionisi, rivolge al patrimonio artistico di Colli.
Vittorio di Giacomo confida, inoltre, altri particolari coloriti ed inediti sulla figura di Fabrizio de Ambrosio (alias Barnabei): sembra che fosse un provetto lanciatore del giavellotto e che riuscisse a scagliare l'attrezzo oltre il campanile della chiesa di San Nicola di Bari. Sapeva anche maneggiare con destrezza il pugnale perché spesso si recava nei paesi vicini a sfidare a duello i cittadini del luogo nel corso delle feste patronali. Questa attitudine gli aveva procurato una fama di ...guastafeste.
Ringrazio i fratelli Mantica, ed in particolare Marcello, che mi hanno voluto conferire la copia fotostatica degli appunti che il loro compianto papà aveva raccolto su Colli, forse con il proposito di scriverne una storia, che sono una miniera di notizie interessanti sul nostro paese.

Ricostruito l'albero genealogico dei Panegrossi

L'albero Genealogico della famiglia Panegrossi redatto dal Dr. Mantica
Un prezioso manoscritto lasciato dal dr. Mantica (consorte di Valeria Panegrossi), custodito da Marcello Mantica, ci consente di avere un'esatta rappresentazione dell'albero genealogico della prestigiosa famiglia Panegrossi di Colli di Monte Bove.
Questo testo è un'ulteriore smentita alle fantasiose ricostruzioni sull'origine della famiglia, nel Seicento, apparse su un periodico locale e sul portale di informazione locale Terremarsicane. Avevamo già dimostrato, in un precedente post, che non vi era traccia dei Panegrossi a Colli nella seconda metà del Seicento ed avevamo pubblicato il primo documento che attestava la loro esistenza nel nostro territorio, grazie al professore Adolfo Bultrini che ci aveva fatto pervenire l'atto di matrimonio tra Antonio Panegrossi e Angela Romana Carlizza del 1782. Era la stessa fonte che, autonomamente, il dr. Mantica aveva rintracciato nella seconda metà del secolo scorso.
Il manoscritto ci propone anche un'interessante novità: il tratteggio di uno stemma araldico che per l'iconografia fa pensare ad una origine nobile della famiglia Panegrossi. La presenza, nella referenza iconografica, di monti trilobati ricorda lo stemma della famiglia comitale dei Marsi (cinque monti).
Infine seguendo questo collegamento ipertestuale si ottiene, in download xls, una più accurata ricostruzione dell'albero genealogico della famiglia Panegrossi che è il frutto della collaborazione di Marcello, Alberto e Sandro Mantica con il Dr. Aldo e Silvana Panegrossi.

Agli albori della storia di Colli

Un periodo scarsamente studiato della storia di Colli è quello della sua probabile fondazione. Spesso l’aneddotica, il mito fondante del Paladino Orlando e la sua spada Durlindana, rispolverato anche di recente sui social network con risvolti decisamente esilaranti, prendeva il sopravvento sulla ricerca scientifica rigorosa: tra le tante ipotesi frivole che ci è capitato di leggere soltanto due contributi, legati, in verità, più alla linguistica che alla ricerca storiografica e, una lontana eco, nelle Annotazioni delle Memorie storiche... di don Paolo Panegrossi ci sono parsi come lodevoli sforzi per comprendere questo evento cruciale del nostro paese.
Gli scavi che l’école français de Rome ha condotto lungo la valle del Turano dal 1993 e la pubblicazione del voluminoso carteggio relativo ai sondaggi svolti che hanno rivelato le due fasi di “incastellamento” del territorio, unito al prezioso lavoro di ricerca effettuato sui documenti castrali del Regesto Farfense e sulle vicende dinastiche della famiglia dei Conti dei Marsi nell’area, ci consentono ora di comprendere meglio, almeno la temperie storico-sociale, nella quale è stato costruito il castello, primo nucleo abitativo dalla espansione del quale sorse Colli.
Genealogia dei Conti dei Marsi
La prima attestazione documentale della presenza dei Conti dei Marsi nella media valle del Turano risale al 1030; ma i possedimenti della famiglia comitale in territorium carsolanum risalgono alla seconda metà del X secolo ed è altamente probabile che il castello di Colli sia stato costruito in questa epoca, prima come baluardo alle esondazioni saracene dalla valle del Turano, poi entrando a far parte di un sistema di difesa speculare che comprendeva il castello di Oricola e di Carsoli.
Al primo posto dei proprietari fondiari della valle del Turano figuravano i Conti dei Marsi e di Rieti. Dopo la morte del capostipite Berardo I (947-972), suo figlio Rainaldo II (972-1000) gli successe come Conte dei Marsi, mentre un secondo figlio Teodino (970-1000), divenne Conte di Rieti.
Il tentativo della dinastia di radicarsi profondamente nell'area è testimoniata dalla creazione di una effimera Diocesi di Carsoli dal 1050 al 1056 (vescovo Attone) e di ritagliarsi un territorio ben munito e fortificato procedendo al cosiddetto "primo incastellamento" della media valle del Turano, come hanno confermato gli scavi dell'école français de Rome nei territori di Offiano e Montagliano. Dal 1060, la rottura della solidarietà familiare, determinò lo smembramento di questi possedimenti a vantaggio dell'abbazia di Farfa.

Ritrovata la "Virilassi" della vita di Berardo

Vista dell'anfiteatro romano a San Benedetto dei Marsi
Nel descrivere il miracolo dei grani nell'agiografia di Berardo, Giovanni Di Segni, fornisce questa risposta a Berardo che gli chiedeva se c'era ancora un pò di grano da dare alle due nobili donne che non ne avevano più: "Dio sa che quei due poveri -che ci asteniamo dal nominare per non fare vergogna ai loro figli- che abitano vicino a qui nel luogo chiamato Virilassi..."
Nel ricostruire la leggenda di Berardo, il professore Jacques Dalarun, che poi pubblicò, in francese, nelle Publications de la Sorbonne e, nella versione latina, con un'ampia ricostruzione filologica, presso la Société des Bollandistes di Bruxelles, non riusciva ad individuare questa località "Virilassi". Un'appassionante ricerca storica condotta da alcuni redattori delle rivista "Aequa" fornì gli elementi, all'illustre studioso francese della santità medievale per identificare questo toponimo arcaico con un villaggio collocato nei pressi dell'anfiteatro romano di Civitas Marsorum, l'odierna San Benedetto dei Marsi.

Colli nel Seicento aveva molte altre chiese

La nota manoscritta di Silvestro Floris
Nella congerie di documenti (oltre 800) che stiamo analizzando sul nostro paese, abbiamo rintracciato questa preziosa nota manoscritta, datata 1648, del Curato Silvestro Floris che ci fornisce molte notizie interessanti.
La prima informazione riguarda il consistente numero di Prelati presenti a Colli in quell'epoca: Domenico Parente, Silvestro Floris, senza beneficio, Pirro Parente, Romolo Floris ed il Chierico Antonio de Prosperis (o Prosperi). Dal frammento della Visita Pastorale del 1640 del Vescovo dei Marsi Lorenzo Massimi (la relazione non è firmata ma attribuita dalla catalogazione dell'Archivio Vescovile di Avezzano a questo Vescovo che esercitò il suo pastorato dal 1632 al 1647) apprendiamo che il redattore della nota manoscritta era stato nominato curato della chiesa parrocchiale S. Nicola da Philippi Columne (Filippo Colonna) e confermato dalla Bullas del Vescovo Bartolomeo Peretti, il 28 Agosto 1613. Domenico Parente era stato dotato di vari beneficis (proprietà) legati alla parrocchia S. Nicolai da Marci antoniis Columne (Marcantonio Colonna) e confermato dal Vescovo Bartolomeo Peretti il 28 (...) 1599. Questa pletora di chierici e le investiture prestigiose che li accompagnano, sembrano ulteriormente suffragare, l'ipotesi che formulammo nel corso della presentazione degli affreschi riportati alla luce nella chiesa di S. Berardo, il 1 Maggio del 2015, del particolare dinamismo economico/religioso di Colli nel XVI e XVII secolo, che favorì lo sbocciare di quel magnifico ciclo pittorico.
La nota manoscritta procede, poi, all'inventario delle reliquie presenti nella varie chiese e tra le tante ci piace segnalare quella dei "...capelli di S. Francesco".
Nel capitolo dedicato alle notizie sul paese, Silvestro Floris, c'informa che "...Anime numero 566" erano residenti. Le compagnie o confraternite erano tre: Santissimo Sacramento, San Berardo e Santissimo Rosario.
Frammento Visita Pastrorale
Le chiese erano: "S. Nicolao Parochia, S. Berardo, S. Antonio, S. Cuore derupata, S. Angelis derupata - S. Gio. dentro la Rocca...". E' la prima volta che una fonte documentale attesta la presenza a Colli di queste due chiese (Sacro Cuore e Sant'Angelo, per quest'ultima si aveva già avuto una laconica menzione nel Libro delle Decime del 1324), sia pure in uno stato di avanzata distruzione e si ha la conferma che la chiesa san Giovanni Battista si trovava all'interno del castello di Colli.
L'espressione che utilizzò Paolo Panegrossi nelle sue Memorie Storiche, localizzando questa chiesa (annotazione 1), "la rocca...conteneva", si prestava a qualche equivoco: ora si ha la certezza che l'edificio sacro si trovava dentro il castello nella parte meridionale (approssimativamente dove ore c'è l'ingresso).
La nota manoscritta termina con la descrizione dei vari altari della chiesa di san Nicola e l'elencazione di alcuni libri presenti in canonica.

Gli affreschi della chiesa di S. Berardo su Aequa

La campagna pittorica della chiesa di San Berardo di Colli di Monte Bove, datata 1625/26
La rivista di studi e ricerche Aequa, nel numero 63 del mese di Dicembre 2015, pubblica eccellenti immagini sugli affreschi della chiesa di San Berardo, recentemente riportati alla luce, corredate da un articolo di commento a firma di A. Proietti.

Le chiese di Colli a fine Ottocento

In una memoria (collegamento ipertestuale al documento) che l’ex parroco di Colli, Paolo Panegrossi, inviò al Vescovo dei Marsi  il 7 Febbraio 1891, per richiedere una messa di anniversario annuale (“un funerale, il più semplice che usi in paese”) dopo la sua morte (che interverrà il 28 Agosto 1898) come parziale risarcimento per i suoi continui impegni finanziari per risanare le chiese di Colli, si possono ritrovare numerose informazioni sul loro stato di conservazione nella seconda metà del secolo XIX°.
Don Paolo esercitò la sua missione pastorale a Colli dal 1868 al 1887. Il suo successore fu un economo curato, quindi non un parroco a pieno titolo, Alfonso Continenza che si dimise nel 1891 e due anni dopo per ordine del Vescovo dei Marsi, venne sollevato dall’incarico. Questa successione deve essere stata particolarmente burrascosa e lo si intuisce sia dal linguaggio severo che utilizza il Sacerdote di Colli (“[…] Quali e quante fossero le rendite della Parrocchia or è dimostrato ad evidenza da fatti giuridici.”) che dalla misura irrituale che il Vescovo  fu indotto a prendere (spero di poter prossimamente chiarire meglio questa vicenda analizzando i documenti presenti nell’archivio vescovile di Avezzano). Dopo un periodo di vacanza, il 7 Febbraio 1898, nell’arcipretura di San Nicola fu designato Cesare Lucchetti, che sarà il Parroco più longevo (47 anni di pastorato) dell'età Moderna e Contemporanea a Colli.
Don Paolo, dopo aver ricordato di aver speso 500 Lire per ristrutturare la casa parrocchiale, si sofferma su lavori nelle varie chiese di Colli che promosse o finanziò con le proprie risorse economiche. Abbiamo così un affresco molto suggestivo del nostro paese alla fine dell’Ottocento.
Chiesa di S. Berardo - La sagrestia aggiunta
Nella chiesa di San Berardo, oltre ad aver risanato il tetto ed effettuati alcuni ornamenti interni, fu decisa una misura radicale per eliminare l’umidità perenne che affliggeva vari settori della chiesa: nella parete confinante con l’antica Valeria “fu eseguita alla maggiore profondità possibile uno scavo lungo tutta la parete superiore e difesa con contromuro per lasciar libero il vuoto alla corrente dell’aria”. L’altare che ospitava la statua del santo “inquinato da umidità di ignota provenienza e per liberarvelo fu presa dai fondamenti con solidità non ordinaria un’aggiunta alla chiesa stessa in forma di ferro di cavallo da cielo a terra.” Questa descrizione ci fornisce una preziosa informazione: la chiesa di San Berardo quando fu edificata (ad oggi, la fonte più antica che attesta la sua presenza nel nostro paese, è il libro delle Decime dell’anno 1303) aveva una forma rettangolare che non includeva l’attuale spazio collocato dietro l’altare di san Berardo.
Gli interventi che Paolo Panegrossi promosse nella chiesa Parrocchiale di San Nicola furono quello splendido soffitto a cassettoni che, dopo i lavori di ristrutturazione del secolo scorso, ora è solo parzialmente visibile e l’aggiunta di una “restrosagrestia ampia e decente per conservare Sacri Arredi e Utensili di chiesa”.
Chiesa di S. Rocco - Il sapiente recupero 
Nella chiesa di san Rocco fu ricostruita la Cona che raffigurava l’Annunciazione della beata vergine Maria “i cui muri erano di sostegno a quella piccola chiesa rurale. Fu rifatta dai fondamenti la Cona nella quale manca ancora la pittura”. Da questa descrizione particolareggiata si desume che solo successivamente fu edificata l’edicola attuale che ora è unita alla chiesa di san Rocco.
Don Paolo Panegrossi, con la  modestia che lo contraddistingue e che dovrebbe essere da monito ai tanti personaggi moderni sempre pronti a promuovere e valorizzare ogni loro azione, tralascia di elencare i molteplici interventi che promosse a sue spesa nella chiesa palatina di famiglia della Madonna della Speranza e le ingenti risorse che dedicò al risanamento della strade di accesso a tutte le chiese di Colli.

La "carrozzabile" per Carsoli iniziata nel 1879

Il tracciato della nuova Valeria in una foto del 1900 (Archivio Mantica)
Sigillo Chiesa S. Nicola di Colli - 1879

Una serie di missive che il Parroco di Colli don Paolo Panegrossi, invia al Vescovo dei Marsi dell'epoca, per perorare la causa dei lavoratori impegnati nella costruzione della nuova strada "carrozzzabile" tra Colli e Carsoli che sostituirà il vecchio tracciato della via Valeria, richiedendo la dispensa per le maestranze impegnate nell'opera, dal frequentare le funzioni religiose nei giorni festivi per recuperare eventuali periodi di inattività dovuti all'inclemenza del tempo, ci fornisce, altresì, numerose notizie del nostro paese molto interessanti.
La costruzione della strada iniziò nel dicembre del 1879; arrivarono circa cinquanta operai dalla Toscana e dal Piemonte e furono impiegati anche lavoratori dei paesi vicini e di Colli. Il salario era di "una lira al giorno per gli uomini robusti allorché vadano al lavoro dallo spuntar del giorno si presso al tramonto del sole."
Inoltre si apprende che quell'anno "per la scarsezza dei raccolti verificatasi non solo qui, ma generalmente dappertutto, talune famiglie di Colli sono già ridotte a stato di necessità indubitatamente grave, abbenché siamo al principio dell'inverno, ed il loro numero dovrà crescere ogni giorno."
Infine un'attenta lettura della referenza fotografica pubblicata in alto, che ci è stata messa gentilmente a disposizione da Alberto Mantica, datata Settembre 1900, ci restituisce elementi orografici del territorio oggi completamente scomparsi; in primo luogo quell'imponente muro di sostegno, in opus reticolatus, nel versante nord della nuova strada che ora non esiste più ed il declivio molto più aspro rispetto ad oggi dell'area al disotto del Km 80 della Valeria. Da quel largo si snodava una strada, non più esistente, che probabilmente conduceva al tratturo che consentiva di raggiungere l'eremo di Sant'Angelo e i fertili campi di "Marinome" e "Vallendenza" (valle Intensa). Si ha la conferma che l'attuale cimitero non era ancora stato costruito (lo sarà nel 1905).

Lo stemma dei D'Angiò nel Comune di Carsoli

La lastra in pietra nella torre del castello di Carsoli (foto: A. Proietti - 1995)
Un calco della lastra in pietra con lo stemma dei D'Angiò si potrà presto ammirare nell'atrio del Comune di Carsoli.
L'opera è stata realizzata da Antonio Proietti con speciali solventi apposti direttamente sulla lastra ed il calco è stato riportato in positivo attraverso un lungo e difficoltoso processo fotografico.
La lastra in pietra riporta la data A.D. MCCLXXXXIII (1293) e misura cm. 100x33x44; sicuramente vi erano altre quattro raffigurazioni, ora completamente abrase (probabilmente altrettanti stemmi di famiglie gentilizie alleate alla casa D'Angiò: ipotesi rafforzata dall'osservazione del secondo manufatto, partendo da sx, il meno corrotto, che sembra il profilo di uno stemma araldico, con al centro un motivo floreale).

Un demagogo al tempo di don Paolo Panegrossi

La missiva di don Paolo al Vescovo dei Marsi
Pubblichiamo un documento (1873), proveniente dall'Archivio Vescovile di Avezzano, nel quale don Paolo Panegrossi, dopo aver descritto lo svolgimento di alcune processioni del tempo, si sofferma, con l'occhio scaltro dell'osservatore sociologico, sulle attività di un personaggio di Colli, designato genericamente con il solo cognome Gervasi, che raccoglie le offerte per istituire una processione in onore di S. Antonio, ma poi non si riesce a comprendere come la raccolta della questua è utilizzata.
Per molti versi sembra una cronaca scritta oggi, con spirito spregiudicato ma non antisistema, che ha il dono della sintesi e della sostanza e ci dimostra come la demagogia ed il populismo conducono sempre all'impotenza di una millantata onnipotenza.
Una trascrizione del documento, che si è avvalsa della preziosa collaborazione di Giovanni Anastasi, è consultabile seguendo il link che si attiva cliccando sulla didascalia della foto qui accanto.

La chiesa di S. Rocco edificata nel 1656

Il documento con la data di costruzione della chiesa  
Nella visita pastorale che il Vescovo dei Marsi Francesco Vincenzo Lajezza effettuò nel nostro paese nel giugno del 1777 attestò, nel descrivere la chiesa di S. Rocco, che fu edificata nel 1656 (anno della feroce pandemia di Peste che colpì il Regno di Napoli). Sembra anche d'interpretare, decriptando la scrittura, che il mese di costruzione fu giugno ed il giorno 15.
Questa è la prova documentale di un'ipotesi che avevamo formulata in un post precedente che la chiesa fosse sorta come ringraziamento per un pericolo scampato o almeno, per effetti tanatologici causati dal morbo, in parte leniti.
Interessante è anche la descrizione che della chiesa ne fa da Don Paolo Panegrossi in una memoria del 1879, dove si apprende che nella chiesa di S. Rocco: "...era caduta una Cona con immagine dell'Annunziazione della B.V.M. i cui muri erano di sostegno a quella piccola Chiesa Rurale."
Probabilmente con questo termine arcaico, ora desueto, di Cona don Paolo intendeva indicare un'immagine sacra che generalmente, soprattutto nell'Italia meridionale, era posta al disopra di un altare che, probabilmente, era l'attuale edicola unita alla chiesa medesima.

Il miliario della Valeria di Colli rubato è a Sorbo

Piazza Miliaria a Sorbo (AQ.)
Paolo Emilio Capaldi
Ricercatore e Storico

Ricercando fonti e testimonianze per la scrittura dell’articolo sulla rivista “Aequa”, dal titolo « Evo antico – Il carseolano e la genesi del toponimo di monte Romano » (1), tratterò delle vicende storiche e dell’antropizzazione del territorio, in special modo della via consolare “Valeria”.
Ritrovai in questo stesso blog l’importante testo del Promis che così recitava: « Ad una distanza di tre miglia da Carsoli, per conseguenza circa un miglio e mezzo prima del prossimo villaggio di Colli appartiene la colonna del milliario 48 trasportata non si sa quando al villaggio di Sorbo posto presso la Scurgola, né deve far meraviglia il trasporto di questo milliario riguardo alla distanza che intercede fra Colli e Sorbo, poiché tal traslocazione deve aver avuto luogo per mezzo della strada, o calpestata di Tra[e]monte[i] più breve e meno malagevole che non sia la Valeria » (2).
Il Promis proseguì con la dicitura dell’iscrizione che allora, ancora si poteva leggere sul miliario: « XLVIII // IMP NERVA // CAESAR AVGVSTVS // PONTIFEX MAXIMVS // TRIBVNICIA POTESTATE // COS. IIII // PATER PATRIAE // FACIENDAM CVRAVIT » (3).
In un caldo luglio di quest’estate, con l’aiuto di Maurizio, ci recammo a Sorbo (AQ) e potemmo facilmente ritrovare il cippo asportato e oggi conservato in “piazza Miliaria”, così come descritto dal Gattinara: « Innanzi la chiesa è eretta una colonna miliaria […], ma senza scritta » (4).
Ebbene, quando fu asportato il cippo dal sito della Valeria, che s’innalzava prima di due km e poco più, da Colli di Monte Bove?
Ci soccorre un probabile indizio riguardo gli avvenimenti accaduti intorno al 1806, poco prima dell’invasione francese; a ricordarli è il Zazza che così scrive: « La nostra Valeria per la montagna di Colli e sotto Colli sino a Tagliacozzo, fu fatta segno di orribili devastazioni da soldati, zappatori, minatori, per ordine del governo per timore delle invasioni francesi, sul declinare del passato secolo, e così perirono i colossali muraglioni, e qualche pezzo che sfuggì alla barbarie, trae a sé le meraviglie di tutti, anzi i vecchi mi riferivano che da Colli per scendere in Carsoli la strada si manteneva nella primiera magnificenza perché fiancheggiata da grossi muri in gran salciato, e che i macigni di detti muri furono rotolati per quelle balze che i principi Colonna si portavano in Avezzano con loro veicolo, lo attestavano il detto Giuseppe Cerri, come ancora la devastazione della strada avvenuta a’ suoi tempi, e lo stesso attestava il chiarissimo Teodosio De Vecchis di Oricola teste oculare » (5).
Ora, il Promis scrive nel 1836 e questi, e altri reperti, furono sistemati nella piazza di Sorbo, solamente dieci anni prima, nel 1826 (6).
Rimane il fatto che, con la costruzione della nuova Strada Statale 5 (Via Valeria), sia stata cancellata la memoria del passaggio della consolare romana per l’abitato di Colli di Monte Bove.
Inoltre, nel “Catalogus Baronum”, regesto Normanno di tutti i possedimenti del Regno, sotto Ruggero II, stilato definitivamente da re Guglielmo II il Bono nel 1187 (7), il feudo è così citato: « Pandolphus de Calle et Berardus de Calle tenent a Domino Rege in Marsi Collem Zippam, quod est feudum III. militum. et augmentum sunt IV. Una inter feudum, et augmentum obtulit milites VIII. et servientes XVI » (8).
Il toponimo “Zippam”, quindi “Zippa”, può avere due significati:
a) – Zippil. Sostantivo maschile derivante dal longobardo che significa « estremità a punta » (9).
Anche altrove appare sotto forma di termine derivato come “zippa”: « Dal longobardo, zippa, oggetto appuntito » (10).
In questo caso il toponimo di Colli di Monte Bove acquisirebbe il proprio nome per la conformazione del luogo orografico in cui sorge: le rocce del monte Guardia d’Orlando e del monte Bove s’innalzano sopra il paese e sono inequivocabilmente visibili da lontano; come punte aguzze s’innalzano verso il cielo, apparendo così come un sicuro riferimento geografico e d’orientamento.
b) – Cippus. Nello stesso dizionario sopracitato, alla voce “zeppa” è anche scritto: « Invece, la presenza di tepe, teapa ‘palo, pungolo, spiedo, punta, resta’ in rumeno ha fatto pensare al Pisani ad una comune origine con zeppa, “forse antico termine di origine mediterraneo-balcanico”, dopo aver espresso l’opinione che si tratti del centro-meridionale zeppo “stecco”, diminutivo del latino cippus » (11).
Non possiamo scartare questa seconda ipotesi vista la presenza del passaggio dell’importante asse viario della “Valeria”.
Assurda, non sarebbe la proposta di poter valorizzare nuovamente un dato storico così importante per questa frazione carsolana.
Infatti, c’era una proposta, caldeggiata da alcuni eruditi cittadini di Colli, di sostituire il toponimo del bel corso che attraversa il paese, appellandolo da “Via Trento” in “Via Valeria” (aggiungerei “vecchia”).
Inoltre, non sarebbe sbagliato porre nei pressi della cosiddetta porta Catena o dell’antico fontanile a muro dei Colonna, la copia di un miliario scavato in pietra locale (calcare), a ricordo della presenza di questa importante direttrice che contribuì ad arricchire il paese.
Con questo contributo abbiamo bussato ad una porta; speriamo che per l’amore della propria terra e nella coscienza delle persone, si apra un portone.
Colli - "Terra Sassosa"  Resti della Valeria, Massi Poligonali (foto: A. Proietti)

1 – L’articolo sarà pubblicato prossimamente, nel numero 62 di “Aequa”.
2 – Cfr. Promis C., Le antichità di Alba Fucense negli Equi, Roma, 1836, p. 59.
3 – Promis C., Idem, p. 59.
4 – Gattinara G., Storia di Tagliacozzo: dalle origini ai giorni nostri, con brevi cenni sulla regione marsicana, Città di Castello, Tipografia dello Stabilimento S. Lapi, 1894. Rist. anast. Tagliacozzo, Libreria Vincenzo Grossi, 1999, p. 86.
5 – Zazza A., Notizie di Carsoli, dal ms. C/86/1924 dell’Archivio della Diocesi dei Marsi, [s. d.], [1881], a cura di Sciò M. – Amici F. – Alessandri G., Pietrasecca di Carsoli, Associazione Culturale Lumen, 1998, p. 12, [4r-4v].
6 – Questa notizia l’ho potuta ricavare dalla targa che illustra un cippo funerario posto al lato della chiesa di Sorbo.
7 – Cfr. Brogi T., La Marsica antica, medioevale e fino all’abolizione dei feudi, Roma, Tipografia Salesiana, 1900, p. 178.
8 – Catalogus baronum, in Del Re G., Cronisti e scrittori sincroni napoletani editi e inediti. Storia della Monarchia. I Normanni, Napoli, dalla Stamperia dell’Iride, 1845, vol. I, p. 606.
Il Febonio nella sua opera sulla Storia dei Marsi riporta anch’egli, per il paese di Colli, lo stesso toponimo del Catalogus Baronum: « […] è indicato col nome di Colle Zippa, con mura fortificate e una torre a difesa del valico ».
Phoebonio M., Historiae Marsorum, Neapoli, apud Michaelem Monachum, ciɔiɔclxxviij [1678], libri tres. Rist. anast. Storia dei Marsi, Roma, Di Cristofaro Editore, 1991, vol. III, p. 219.
9 – Aa.Vv., Dizionario etimologico, Santarcangelo di Romagna, RusconiLibri, 2003, p. 1080.
10 – Nocentini A., L’etimologico vocabolario della lingua italiana, Milano, Le Monnier, 2010, p. 1346.
11Cortellazzo M. Zolli P., L’etimologico minore. Deli, dizionario etimologico della lingua italiana, Città di Castello, Zanichelli, 2011, p. 1435.

Correlazione tra le famiglie Panegrossi e Segna

Il documento, presente all'Archivio Vescovile di Avezzano, che attesta la correlazione tra le famiglie Panegrossi e Segna
Il 9 Ottobre 2012, il Dr. Gabriele Baldelli, archeologo ed ex Soprintendente per i Beni Archeologici dell'Umbria, mi inviò una email, chiedendomi se ero a conoscenza di eventuali correlazioni parentali tra le famiglie Panegrossi di Colli di Monte Bove e Segna di Poggio Cinolfo (Giuseppe Segna fu vescovo dei Marsi dal 3 Maggio 1824 all'8 Marzo 1840). Queste notizie gli erano necessarie per completare una sua ricerca storico/antiquaria sulle due prestigiose famiglie.
Risposi che il mio interesse per lo studio della famiglia Panegrossi era dovuto al fatto che aveva determinato il destino storico del mio paese per almeno centocinquanta anni e che, talune ricostruzioni oliste che avevano caratterizzato quel periodo, mi erano da stimolo per continuare la ricerca, ma che, purtroppo, in quel momento, non ero in possesso di informazioni che comprovassero il legame di parentela tra le due famiglie.
Una recente visita all'Archivio Vescovile di Avezzano mi ha consentito di fare questa scoperta e attestare la correlazione di parentela tra le due famiglie che il Dr. Baldelli ricercava. Tuttavia, come spesso, accade nella ricerca, il caso è stato una necessità e soltanto lo scrupolo dell'anonimo amanuense che redasse il libro delle Famiglie di Colli dal 1839 al 1879 ci ha consentito di raggiungere questo risultato: infatti, come mostra il documento che pubblichiamo in alto, Giacomo Panegrossi, figlio di Giò Nicola Panegrossi e Maria Speranza Latini, nato il 4 Marzo 1834, sposò in prime nozze Vittoria Tomei ed in seconde, Margherita Trojani, figlia di Angelo Trojani, di Petrella Liri e di Marianna Segna di Poggio Cinolfo.

Un'ipotesi di Albero Genealogico della famiglia Panegrossi

di Giovanni Anastasi
Cultore di Storia Locale


Le risorse artigianali di Colli nell'antichità

L'interno del laboratorio di un Fabbro
La consultazione degli archivi civili di Colli del XIX e XX secolo si rivela particolarmente edificante per individuare i vecchi mestieri artigianali che erano diffusi nel nostro paese.
Le professioni prevalenti erano quelle del Bracciante e del Coltivatore; tuttavia non è infrequente imbattersi in mestieri come Lanaio, Caldaio, Sarto, Fabbro Calzolaio, ecc. a testimonianza di una certa propensione verso l'imprenditoria artigianale.
Ora troviamo un'ulteriore conferma di questo dinamismo economico in due brevi passaggi presenti nel manoscritto di ANTONIO ZAZZA, Notizie di Carsoli, Pietrasecca 1998, che per gentile concessione del Presidente dell'Associazione Lumen, don Fulvio Amici, abbiamo potuto visionare nell'unica copia-master presente in archivio.
La prima informazione, contenuta nel foglio 4v (pagina 13 del testo stampato), riguarda un mastro Gervasi di Colli che rialzò di un terzo la torre campanaria della chiesa di Santa Vittoria di Carsoli, sottolineando che l'artigiano: "...lavorò nella sagrestia di San Pietro in Roma...".
L'altra notizia interessante la troviamo nel foglio 6r, (pagina 15 del testo stampato) in cui si afferma che: "La chiesa di S. Antonio Abate poco fora le mura di Carsoli col suo ospedale dicono fondata coi beni di una tal carseolana andata a marito in Colli, e coi beni di suo marito...".  E' una prova indiretta di come Colli tra il XVI e XVIII secolo fosse il paese economicamente più florido della nostra zona e che una sua cittadina potesse elargire alla collettività risorse finanziarie per costruire una chiesa con annesso l'ospedale.

Terminus ante quem sulla chiesa di S. Rocco

La Chiesa di San Rocco
Le fitte nebbie che avvolgevano la storia della costruzione della chiesa di San Rocco a Colli di Monte Bove, collocata all'entrata occidentale del paese, si vanno, gradualmente, diradando e oggi possiamo citare un documento presente presso l'Archivio Vescovile di Avezzano, che ci consente di stabilire un primo terminus ante quem sulla data di edificazione dell'edificio sacro.
Matteo Caroli accedeva alla carica di curatore delle chiese di San Berardo e di San Rocco di Colli nell'anno 1697 (D 128). Questa citazione significa che a quella data la chiesa di San Rocco era già esistente ed aveva una qualche rilevanza, per giustificare la nomina di un curatore sia pur incaricato anche della tutela della chiesa dedicata al vescovo dei Marsi.
Infine questa data si colloca in un arco temporale che suffraga, ulteriormente, l'ipotesi che avevamo formulato in un precedente post, sulla probabile edificazione della chiesa in un'epoca immediatamente successiva alla grande pandemia di peste che colpì il Regno di Napoli nel 1656.

Fondo Berardo nell'archivio vescovile

L'edizione filologica della Vita di Berardo
Comunicazione al congresso di Poitiers




















Molto presto l'Archivio Vescovile di Avezzano si arricchirà di un Fondo dedicato a Berardo dove verranno raccolti tutti i documenti ed i testi pubblicati su Berardo. L'idea nacque nel Marzo scorso quando nel tentativo di perorare un eventuale inserimento nel programma dell'otto per mille gli interventi successivi da realizzare nella chiesa di San Berardo di Colli di Monte Bove per recuperare totalmente gli affreschi presenti nel luogo sacro (progetto piuttosto difficile da realizzare perché la chiesa non è inserita né nell'elenco dei Patti Lateranensi, né dalla successiva integrazione del 1986 e quindi non è sotto la giurisdizione del vescovado), il Cancelliere Ennio Grossi mi manifestò l'esigenza di raccogliere presso l'Archivio Vescovile tutti i testi che avevo portato per sensibilizzarlo sul dibattito storiografico internazionale animato intorno alla figura di Berardo come modello arcaico di vescovo tipicamente gregoriano, in modo da poter mettere a disposizione dei ricercatori futuri le fonti e la bibliografia raccolte.
Accettai l'idea con entusiasmo e da quel giorno ho lavorato per reperire soprattutto le pubblicazioni in lingue straniere e, con una certa ragionevolezza, oggi possiamo dire che il Fondo sarà così costituito:

a) - Sezione Internazionale
1) - P. TOUBERT, Les structures du Latium médiéval, Le Latium méridional et la Sabine du IX siècle à la fin du XII siècle. Roma, 1973
2) - J. DALARUN, Bérard des Marses (1080 - 1130) un éveque exemplaire, Paris, 2013
3) - J.DALARUN, Vie et miracles de Bérard éveque des Marses, Bruxelles, 2013
4) - J. DALARUN, Berardo dei Marsi un modello episcopale gregoriano, Carsoli, 2010
5) - J. DALARUN, Bérard éveque des Marses. Un art de gouverner, in Hagiografia, idéologie et politique au Moyen Age en Occident, Turnhout, 2012
6) - J. HOWE, St. Berardus of Marsica (d. 1130) "Model Gregorian Bishop", in JOURNAL OF ECCLESIASTICAL HISTORY, 58 (2007), p. 400-416

b) - Sezione Storici Italiani
1) - Z. ZAFARANA, Berardo, santo, Roma, 1966
2) - S.B. GAJANO, Berardo Vescovo dei Marsi, tra agiografia e storia, Roma, 2002
3) - F.UGHELLI, Italia sacra, ed.Coleti, Venezia, 1717

c) - Sezione Storici Locali
1) - P.A. CORSIGNANI, Reggia Marsicana, Napoli, 1738
2) - P. PANEGROSSI, Memorie storiche intorno a San Berardo Cardinale, Carsoli, 2011
3) - D. GIARDINI, San Berardo. Vita, leggende,miracoli, culti e reliquie, Cerchio, 2001
4) - F. F. ZAZZERA VINCENZO AMENDOLA, Berardo, servo scelto. Chosen servant, Marino, 2015
5) - M. ANASTASI, Sui toponimi sconosciuti presenti ne La vita del beato Berardo dei Marsi, in Aequa, 43 (dicembre 2010), p. 13-17

d) - Sezione Fonti Documentali
1) - BIBLIOTECA CASANATENSE, MS 2375, f. 77-167, M. FEBONIO, Dei santi Marsicani
2) - ARCHIVIO DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI, Sacrae ritum Congregationis ab anno 1801 ad annum usque 1802
3) - ARCHIVIO DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI, Sacrae ritum Congregationis decreta in causis servorum Dei, 1905.

I Pellegrini del cammino del Volto Santo a Colli

I Pellegrini all'ingresso di Colli
di Giovanni Anastasi
Cultore di Storia locale

Domenica 10 Maggio 2015, Colli di Monte Bove ha accolto i pellegrini del Volto Santo. Erano partiti da Roma, ripercorrendo il cammino (così narra la Leggenda) che fece un misterioso pellegrino da Roma a Manoppello (PE) nel 1506 con la reliquia del Volto Santo, un'immagine acheropita (cioè non disegnata dall'uomo) che raffigurerebbe il volto di Cristo.
La stessa è stata da alcuni identificata con il Telo della Veronica, conservata oggi nella Basilica del Volto Santo di Manoppello. Il cammino partito precisamente da Piazza San Pietro il 6 Maggio si è concluso il 16 Maggio con rientro alla basilica in occasione dei festeggiamenti del Volto Santo e i pellegrini, ove possibile, hanno ripercorso il tracciato originario. Tale iniziativa, sponsorizzata dal comune di Manoppello con la partecipazione di altre Associazioni come il CISC (Centro Iniziativa Socio Culturale) ha visto l'adesione di oltre venti Comuni tra Lazio e Abruzzo che hanno messo a disposizione strutture per ospitare i pellegrini; tale iniziativa (sul modello del famoso Cammino di Santiago di Compostela) dovrebbe contribuire alla rinascita e la rivalorizzazione di paesi in via di spopolamento -come ci ha spiegato Stefania D'Annunzio  del CISC- e potrebbe contribuire alla ripresa economica del nostro territorio, sfruttando una delle maggiori risorse dell'Abruzzo, ossia il turismo.
Visita Chiesa Madonna della Speranza (foto: A Barnabei)
I pellegrini che sono arrivati a Colli verso le ore 10:30, sono stati accolti in località Fontevecchia. La giornata è proseguita con una rapida visita del paese, iniziando dalla pieve di San Rocco, patrono peraltro dei viandanti, la visita della parte rinascimentale con il palazzo dei Colonna e la Dogana; la visita delle nostre chiese (San Berardo e San Nicola), sono rimasti affascinati soprattutto da quello della Madonna della Speranza per via della piccola copia (però quella Sindonica) del Volto Santo conservata sull'altare della chiesa stessa, oggi di proprietà della famiglia Mantica. Il giro si è concluso con la visita al castello dei Conti dei Marsi, situato nella parte più alta del paese, da dove i pellegrini hanno potuto ammirare lo stupendo panorama. Infine, prima della partenza verso Tagliacozzo, i pellegrini sono stati ospitati nell'ex edificio scolastico con un pasto offerto dalla Confraternita di San Berardo, con la collaborazione della Pro-Loco.
Il ristoro di un cavallo della compagnia a Colli 
Trattandosi della prima edizione (anche se alcuni di loro fanno il cammino da molti anni) si spera che questa iniziativa venga sostenuta e, come già detto, si possa creare un cammino sul modello di quello di Santiago, cioè non imposto con date e orari ma da percorrere liberamente, con la possibilità di sostare nei luoghi preferiti da ogni singolo partecipante e, per questo, considerando le numerose risorse artistiche, storiche e religiose di Colli di Monte Bove, potrebbe rappresentare un'opportunità unica per il rilancio del nostro piccolo paese.
...noi intanto il primo passo (per rimanere in tema) lo abbiamo fatto...

I RINGRAZIAMENTI DI EMANUELE DE LUCA (Consigliere Turismo Comune di Manoppello)


La presentazione degli affreschi a S. Berardo

La D.ssa Piera Ferrazzi nel suo intervento (Foto: A. Barnabei)

Il giorno 1 Maggio 2015 alla presenza di un folto pubblico, attento e competente, ha avuto luogo la presentazione degli affreschi riportati alla luce nella chiesa di S. Berardo di Colli di Monte Bove e riguardanti i miracoli che il Vescovo dei Marsi ha compiuto nel nostro paese.
Il Miracolo di F. Di Ambrosio (Foto: A. Barnabei)
Dopo una breve introduzione storica dell'estensore di queste note, la D.ssa Piera Ferrazzi, coordinatrice del gruppo di restauratrici che per sei mesi ha operato sulle pareti della chiesa, ha chiarito l'ipotetica ispirazione artistica della campagna pittorica suggerendo delle aree di ricerca molto interessanti sulla possibile temperie nella quale sono stati concepiti i tre temi completi sinora recuperati.
L'affresco del Miracolo del bambino (Foto: A. Barnabei)
L'analisi stratigrafica ha rilevato che, almeno per i due dipinti del lato opposto al Vangelo (secondo la disposizione dell'Altare Maggiore nel secolo scorso), si possono ipotizzare committenze coeve, risalenti al primo quarto del secolo XVII.
Da segnalare, infine, che lodevole era stata, in mattinata, la presentazione degli affreschi che il Cancelliere della Curia Vescovile di Avezzano, don Ennio Grossi aveva fatto al Vescovo Pietro Santoro, insistendo su carattere di primo intervento del recupero.
Da questo Link  https://youtu.be/CsRiJ22HxL8
è possibile visionare il video girato da Giovanni Anastasi  a Pescina dopo la ricognizione canonica operata sul corpo di Berardo.


Editoriale

Berardo recuperato dalla Politica

E' tradizione che alle manifestazioni in onore di Berardo presenzino le autorità civili e militari, in particolare i Sindaci. Questa attenzione verso il Vescovo dei Marsi era interpretata, sinora, come il giusto tributo che le popolazioni continuavano a manifestare alle opere e alle azioni di Berardo, attraverso i loro legittimi rappresentanti.
Senonché, da qualche tempo, si osserva uno sgradevole recupero della politica della figura di Berardo per procurarsi consenso tra i fedeli: Sindaci che annunciano sul sagrato delle chiese la loro non ricandidatura; arrivisti che si servono di Berardo per scalare la piramide sociale.
Berardo in tutta la sua vita ha incarnato valori universali e non di parte; si preoccupava di "tutti ed ognuno" e non solo dei suoi seguaci, essendo sempre stato attento a proteggere i deboli, i poveri, le persone oneste che subivano soprusi.
Infine mi sia concessa una nota personale.
Spesso mi si attribuisce l'etichetta di "Storico", mentre, al massimo, posso essere considerato un modesto appassionato di Storia locale. Capisco che per chi confonde la casa Editrice Laterza con una classe scolastica (la Terza, la Quarta, ecc.) la differenza possa apparire soltanto semantica e, quindi irrilevante, ma il rispetto che ho per il duro lavoro del ricercatore storiografico, mi rende l'amalgama insopportabile e mi ha spinto a fare questa precisazione.
Maurizio Anastasi
 

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