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Regesto Farfense - Atto con cui Siginolfo dona la chiesa di S. Vincenzo a Farfa |
L'atto di donazione della chiesa di S. Vincenzo al Monastero S.ta Maria di Farfa, redatto dal "Iudex et notarius Rainaldus", è datato 1062, mese di febbraio, indizione XV; rappresenta uno strumento di analisi ontologica per comprendere come è stato costituito il patrimonio di alcuni monasteri in epoca tardo-antica. Dopo il fallimento del tentattivo di costituire una diocesi autonoma a Carsoli, Siginolfo "... filium berardi comitis qui sumus habitatores castelli sancti angeli territorii carsulani...", temendo per la salvezza della propria anima "... et genitoris ac genitricis meae et coniugis meae...", spera di procurarsi per sé e per i suoi parenti l'indulgenza plenaria, concedendo la chiesa di S. Vincenzo al monastero di Farfa.
I confini dell'edificio sacro sono accuratamente descritti: "...A capitem viam, A II° latere fossatum, A III°latere alium fossatum, A pede viam publicam -In alto una strada; al II° lato un fossato, al III° lato un altro fossato, in basso una strada pubblica-)". La viam pubblicam è, senza ombra di dubbio, il vecchio tracciato della Valeria che in quel tratto costeggiava il fiume Turano e seguiva la morfologia della valle medesima. Uno dei testimoni che controfirma l'atto, Burrelli, era un esponente della famiglia comitale, conte dell'attuale Borrello, località abruzzese situata tra Chieti e Castel di Sangro.
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