COLLI

Colli di Monte Bove (AQ.), il Secolo Scorso

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Utili consigli restati inascoltati

I "desiderata" del vescovo De Giacomo
Nell'imminenza di una seconda campagna di campionatura degli affreschi presenti nella chiesa di S. Berardo, che sembra si stia concretizzando attraverso una partnership pubblico/privato, ci è apparso interessante pubblicare queste note, vergate da don Paolo Panegrossi, che esplicitano le osservazioni sulla chiesa dedicata al nostro Patrono, del vescovo De Giacomo, in occasione della visita pastorale del 14 e 15 Maggio 1872 a Colli.
La prima informazione preziosa di questo documento è che i temi sviluppati nella narrazione pittorica della chiesa sono numerosi, perché si prescrive di "...rinnovarsi le iscrizioni quasi cancellate che sono intorno a varie figure." Questa eventualità sembra assumere ancora maggiore certezza nel paragrafo successivo quando si consiglia l'allargamento delle due finestre che insistono sulla parete sud per dare maggiore luce alla chiesa ma, si prescrive "...facendo gli sfondi al di fuori"; suggerimento formulato nella chiara intenzione di non arrecare danni eccessivi agli affreschi interni. Tutt'altre esigenze sembrano, invece, privilegiare i curatori postmoderni dell'edificio sacro che lo gravano di pesanti interventi (forature delle pareti) per esporre paramenti sacri, organigrammi della Confraternita, che potrebbero avere una collocazione più consona nella sagrestia posta dietro l'altare principale, riducendo così il rischio di danno antropico agli affreschi sottostanti.
Le mutilazioni della Conversione
Il Monsignore restò inascoltato anche sul divieto di costruire un "...finestrone tondo sulla porta", che di recente è stato provvisto di vetri multicolori, ad effetti cromatici sgradevoli e, completamente avulsi dalle linee architettoniche di costruzione dell'edificio sacro, risalente almeno al XIV secolo: si conferma l'ossimoro: "il miglior modo di distruggere è costruire."
La parete sud della chiesa di S. Berardo

Singolare Agorà a Colli nel Seicento

La pagina iniziale dell'Antica Scrittura
La copia di un'antica scrittura, conservata sino a metà del secolo scorso nell'Archivio Parrocchiale di Colli, ci rapporta una singolare adunanza di alcuni cittadini del nostro paese, il "12 di Gennaro 1657", per decidere se aderire ad una nuova proposta di cessione di beni per ottenere la celebrazione di una messa a suffragio perenne alla morte di Pietro Paolo di Camillo, il giovedì di ogni settimana, nella chiesa di S, Berardo.
La riunione ha luogo "nella solita stanza della Comunità" alla presenza del Camerlengo (in epoca medievale era il tesoriere del Re) Giò Francesco Simeoni e dei Massari,  verte sull'integrazione di beni da concedere in aggiunta a quelli già trasferiti all'Università di Colli con un precedente contratto (il termine Università non va inteso nell'accezione moderna ma nel significato storico del tempo, come sinonimo di Comune), per ottenere il privilegio religioso. Oltre ai sei ducati di Regno e ducati "tre per 3° per ciascun anno durante sua vita", concessi nel negozio precedente, venivano aggiunti ducati centoventi in "beni stabili" (i beni immobiliari attuali) alla morte dell'attore, Nella nuova convenzione vengono devoluti all'Università di Colli anche alcuni terreni, dall'ubicazione dei quali si può presumere, che il di Camillo non fosse un cittadino di Colli ma di Carsoli o di Roccaccerro: uno di essi confina con "l'ospedale", verosimilmente, si tratta dell'ospedale per i poveri che esisteva a Carsoli nell'area che oggi insiste intorno al ponte in pietra sulla Valeria in direzione di Colli ed a fianco del quale nel Settecento una cittadina del nostro paese farà edificare la chiesa di S. Antonio Abate; un altro è situato "nel Prato alle Prata della Roccha di Cerro con l'alberi." L'atto conclusivo è firmato ed approvato, edittalmente, da tutti i cittadini presenti.
Regolamento del 1857
Pur in presenza di una Confraternita di S. Berardo (attestata dalla visita pastorale del vescovo dei Marsi del 1623 a Colli), i beni furono devoluti ad una entità, il Comune, a priori laica e per una finalità oltremondana. Il documento che pubblichiamo ci fa comprendere le diverse fasi storiche che ha attraversato questa gloriosa istituzione della Confraternita di S. Berardo: nel Seicento completamente asservita al potere temporale; nell'Ottocento subordinata all'autorità religiosa; in epoca contemporanea, formalmente ancora soggetta al potere della Chiesa, ma nella realtà utilizzata per riconvertirsi nel mercato politico e per entrare a far parte del notabilato locale egemonico, rissoso nel suo interno, mosso soltanto dal "familismo amorale" e da strategie di affermazione sociale.

Il Blog di Colli nella WayBackMachine

Cattura/Immagine del Blog di Colli
Il Blog di Colli, dal 2013, è inserito nella WayBackMachine della Biblioteca digitale di Internet Aechive, che ha come scopo di consentire un "accesso universale alla conoscenza". I data center sono collocati a Redwood City e a Mountain Wiew, in California. E' la più massiccia collezione digitale di fermo-immagine del World Wide Web. I dati archiviati hanno un server-mirror nella Biblioteca Alessandrina in Egitto.
Internet arrchive è stato fondato nel 1996 da Brewster Kahle e la WayBackMachine è il servizio che consente di accedere a versioni archiviate di pagine Web del passato. Preservando questi artefatti è stata creata una Biblioteca digitale che è messa a disposizione, gratuitamente, di ricercatori, storici e studiosi. Questa sorta di eredità culturale, permetterà alla futura civiltà di avere una Memoria e di trarre insegnamenti dai successi e dai fallimenti di quella che l'ha preceduta: sarà uno strumento di analisi unico per gli storici del futuro poiché la società contemporanea produce sempre più artefatti in forma digitale.
Per visionare una della pagine del Blog di Colli, presenti nella WayBackMachine di Internet Archive seguire questo link. Per redigere il post, le informazioni sono state attinte da Wikipedia, alla voce Internet Archive.

Le due Parrocchie di Colli

Documento che infirma la datazione dell'Archivio vescovile
Pubblichiamo un interessante Stato delle Anime di Colli (censimento della popolazione), che l'Archivio Vescovile di Avezzano fa risalire, genericamente, ai primi anni del Seicento. Questa datazione siamo in grado di smentirla, confrontando il documento con altro conservato nello stesso luogo.
L'immagine qui accanto è l'atto con il quale il giudice della Camera vescovile di Pescina risolve la lite tra la medesima Curia ed un cittadino di Colli, Giuseppe di Oderisio, sulla proprietà contestata di un terreno agricolo.  All'udienza del 30 Aprile del 1698, il convenuto è assente in quanto è impegnato: "...nella Campagna di Roma a guarzone al carreggio del carbone..." ed è rappresentato da sua moglie Laura e dal cognato Tomaso di Leonardo; nello Stato delle Anime che pubblichiamo il nucleo familiare di Giuseppe di Oderisio è formato da lui  e dalle figlie Giovanna e Berardina. Laura non c'è perché, verosimilmente, già deceduta; pertanto il terminus ante quem di quel documento può essere solo coevo o successivo all'anno 1698.
Ricollocata la fonte in un contesto più appropriato, possiamo analizzare il suo straordinario valore storico per il nostro paese. Questo Stato delle Anime, tra i tanti che abbiamo reperito nell'Archivio Vescovile, colmi di cancellature e di integrazioni non datate che ne sviliscono l'interesse storico, suddivide i nuclei familiari nelle due parrocchie allora esistenti: quella di Gio Battista, che probabilmente insisteva nell'area che va dall'attuale Albergo di Sestilio Berardini al rione La Villetta, addossato al castello dei Conti dei Marsi; l'altra di San Nicolao a cui facevano riferimento i nuovi rioni collocati lungo la via Valeria e l'area intorno alla stessa chiesa di S. Nicola. Ogni componente dei nuclei familiari è individuato con il rapporto di parentela con il capofamiglia, a fianco, è riportata l'età.
Una pagina dello Stato delle Anime
Le famiglie di Colli erano così suddivise  (il numero che compare in parentesi è quello dei componenti):
PARROCCHIA DI GIO' BATTISTA: Giovanni Di Nicola (4); Domenico Di Fausto (7); Isidoro Di Fausto (3); Maria del Quondam... (4); Giacinto Di Tomaso (3); Domenico Di Aniceto (8); Filippo Di Carlo (7); Sisto del Quondam Giò Francesco (10); Stefano del Quondam Giò Francesco (5); Marcello Di Domenico (3); Tomaso Di Domenico (5); Tomaso Di Leonardo (4); Angelo Antonio Di Michelangelo (6); Giuseppe Di Odorisio (3); Domenico Di Carlo + Odorisio Di Carlo (8); Giò Battista Zazza + Mattia del Quondam Stefano (8); Felice Antonio Caroli + Angela Di Sisto (5); Ascanio Floris  + Alessio Simeoni (3); Adriano Floris (1); Pasquale Di Carlo (7); Giò Domenico Falgioneo + Berardo Falgioneo (10); Carla Di Gregorio (4); Giustino Di Giò Battista + Francescantonio (6); Giò Pietro Pennazza (2); Angelo Di Dio (7); Antonio Mancinij (5); Madalena Di Berardo (2); Carlo Latini (3); Verginia Feliciani (1); Giuseppe Berardini (7); Luisa Di Canale (5); Felice Antonio Simeoni (6); Domenico Antonio Simeoni (3); Giò Carlo Simeoni (5); Geronimo Simeoni (2); Calisto D'Anastasio (5); Giovanna Di Ascentio (9); Berardo Simeoni (2).
PARROCCHIA S. NICOLAO: Giò Maria Berardini  (4); Giò...Quondam Giò Francesco (2); Domenico Angelo Di Carlo (5); Carlo Antonio Caroli (9); Berardino Pignata (7); Giò Berardini (8); Prospero Prosperi (5); Angelo Di Nicola (6); Giò D'Aurelio (7); Cesare Di Gregorio (7); Antonio Lauri (3); Giò Carlo Simeoni (6); Antonio Latini (4); Antonio D'Aurelio (7); Cresiata Di Dio (7); Giò Simeoni + Antonio D'Ercole (7); Sante Di Domenico (5); Vittoria del Quondam Giò (3); Angelo Di Barnabeo (6); Giuseppe Ferri (10); Matteo Lauri (10); Andrea Lauri (5); Domenico Di Giò Angelo della Scarpa -l'odierna Licenza- oste dell'Osteria S.l.C. (8); Barnaba Lauri (5); Berardino Lauri (3); Silvestro D'Oratio (4); Giò Di Fabritio (3); Antonio Di Dario (2); Pietro Lauri (4); Bartolomeo Lauri (5); Giorgio Caroli (7); Domenico Di Antonio (4); Lorenzo D'Angelo (5); Nicola del Quondam Francesco (2); Antonio Di Marcello (5); Francesco D'Aurelio (6); Celestino Di Domenico (4); Alessio D'Amicis (4); Ignazio Di Dario (6); Francesco Caciotti di Oricola, Oste dell'Osteria di Colli (2); Filippo Parente  (3); Berardino Parente (4); Giuseppe Parente (7); Francesco Parente (8); Massimiliano Di Domenico (2); Fabritio Di Pietro (6); Sante D'Aurelio (8); Domenico Di Giuseppe (7); Giocomo Antonio di Antonio (3); Antonio Buldrini (6) Giò Battista .... (6); Matteo D'Aloisio (6); Filippo ... (7).
Gli abitanti complessivi erano 470 (188+282); 321 avevano meno di quaranta anni. Alcuni nuclei erano individuati solo con il nome del capostipite (Quondam) o erano formate da più famiglie che coabitavano; per le ultime due non siamo riusciti a decifrare la grafia del loro patronimico. L'onomastica di questo Stato delle Anime si ritrova diffusamente, nell'elenco dei parroci che avevano officiato a Colli (Floris, Pignata, Simeoni, già Simeonibus, Prosperi, Lauri). La famiglia Di Carlo, oggi estinta, commitente dell'affresco di S. Ambrogio nella chiesa di S, Berardo, era quella che contava il maggior numero di componenti. Non era ancora radicata nel nostro territorio la famiglia Panegrossi. Trova conferma l'ipotesi, presente nelle Note manoscritte che ci ha lasciato Giuseppe Mantica, che tra le prime famiglie ad abbandonare il rione Castello, per popolare l'asse lungo la Valeria, furono quelle dei Parente (tutte classificate entro i confini della Parrocchia di S. Nicolao) e quelle dei Simeoni (in maggioranza ancora residenti entro la giurisdizione della Parrocchia di Giò Battista, ma, una parte consistente di essa, già inglobata in quella di S. Nicolao). I conduttori delle due osterie censite, non erano autoctoni.

Mortalità infantile piaga endemica di Colli

I dati demografici di Colli 1753-1762
Il confronto, delle note manoscritte sul nostro paese che ci ha lasciato il dr. Giuseppe Mantica e i documenti che abbiamo reperito nell'Archivio vescovile di Avezzano, ci offre la possibilità di effettuare un affascinante viaggio tra le nebbie sibilline della storia passata di Colli e di scoprire  la stratigrafia sociale della nostra comunità nei tempi antichi.
E' noto che l'illustre umanista del secolo scorso ha esaminato accuratamente i documenti presenti nell'Archivio della chiesa parrocchiale di S. Nicola ed ora non più reperibili per l'incuria con la quale sono stati conservati nel tempo. Per gli anni che vanno dal 1753 al 1762 il dr. Mantica ha accuratamente annotato l'età dei decessi e quindi possiamo scoprire che in quel decennio la vita media a Colli era di 32,4 anni. Disaggregando i dati delle sequenze statistiche si può rilevare che coloro che erano riusciti a superare i primi anni di vita, avevano una longevità invidiabile per gli
Ragazzi di Colli (Foto:A. Barnabei)
standards del tempo: non sono infrequenti decessi avvenuti oltre gli ottanta anni di vita, come significativo è il numero delle persone decedute dopo i settanta anni di età. Agghiaccianti, invece, sono i dati della mortalità infantile: in quei dieci anni, otto bambini sono  morti prima di dieci giorni di vita; diciassette entro i quindici mesi; ventiquattro prima del compimento del decimo anno di età. Le cause erano ovvie: povertà, malnutrizione, esposizione al freddo, insalubrità delle abitazioni fatiscenti.
Censimento del 1814
Un altro documento interessante, proveniente dall'Archivio Vescovile di Avezzano, redatto da Antonio Panegrosso il 4 marzo del 1814, è il censimento del nostro paese, effettuato applicando tecniche non certamente di uso frequenti nel tempo. Abbiamo quindi una ripartizione della popolazione per età e per stato civile: L'85% della popolazione aveva un'età inferiore  ai 40 anni ed il numero dei celibi era superiore ai coniugati ed ai vedovi/e. Si precisava che tutta la popolazione era originaria della provincia ed è molto probabile che l'età delle donne coniugate fosse, generalmente, superiore a quella degli uomini. Questa intima convinzione è maturata dallo studio che ho avviato su tutti gli Stati delle Anime che i vari vescovi hanno lasciato dopo le loro visite pastorali a Colli e dove il fenomeno si osserva con una frequenza significativa e non irrilevante.

La tomba di Maria Panegrossi a Celano

La lapide di Maria Panegrossi a Celano

Giovanni Anastasi
CULTORE DI STORIA LOCALE

La ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia Panegrossi di Colli di Monte Bove presente in questo Blog (collegamento) è stata resa possibile grazie alla collaborazione con Marcello, Alberto e Alessandro Mantica, insieme a Aldo e Silvana Panegrossi, eredi della famiglia stessa. Per mancanza di documentazione presenta ancora diverse lacune come, ad esempio, la data di morte di alcuni componenti. Una di queste carenze è stata colmata, grazie al ritrovamento da parte di Francesca Berardini, di una lapide durante una visita alla chiesa della Madonna delle Grazie di Celano. La chiesa, presso la quale il Vescovo Berardo si ammalò gravemente poco prima di morire (era il 9 settembre del 1130), è conosciuta anticamente con il nome di Sancti Joanni ad Caput Aquae. All’ esterno presenta una suggestiva cripta denominata “Cappella delle Anime Sante”. Al suo interno, se si guarda frontalmente nella parete a destra del piccolo altare, è collocata una lapide che riporta due nomi: “Maria Panegrossi in Carusi m. 9 VI 1876 e Dionisio Carusi m. 15 XII 1892”. Ipotizzato, immediatamente, una probabile provenienza da Colli di questa Maria Panegrossi, dopo aver consultato i documenti dell’Archivio di Stato dell’Aquila, possiamo affermare con assoluta certezza che si tratti di una componente della famiglia del nostro paese. Maria Scolastica Panegrossi (nome completo nell’atto di nascita) nacque a Colli il 14 febbraio del 1828, fu una dei dodici figli di Giannicola Panegrossi e Maria Speranza Latini, quindi sorella, tra gli altri, di Don Paolo, Arciprete a Colli nella seconda metà dell’800 e di Luigi Silvestro pro-sindaco del Comune di Colli intorno al 1860. Delle altre tre sorelle (quattro in realtà, perché Luisa morì a soli 2 mesi) era l’unica di cui non avevamo altre notizie biografiche, esclusa la data di nascita. Le figlie di Giannicola e Maria Speranza - Angela, Carolina Teresa e Filomena Loreta - si unirono in matrimonio, rispettivamente, con: Carlo Giacomini di Tagliacozzo, Antonio Carlizza di Villa Romana e Giovanni Pompei di Tremonti, tutti proprietari terrieri e benestanti di paesi vicini al nosreo. Lo stesso fu per Maria Scolastica coniugata con Giuseppe Carusi, figlio di Dionisio e della defunta Maria Troiani, famiglia benestante di Celano, matrimonio celebrato a Colli nel settembre del 1864. Maria morì piuttosto giovane a soli 48 anni e, per ora, ancora non conosciamo eventuali discendenti. Speriamo in futuro di poter aggiungere altri tasselli per avere un quadro  più preciso della ricca famiglia che per molti anni ha avuto un ruolo essenziale nella vita sociale ed economica di Colli di Monte Bove.
 

Disclaimer

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